La conoscenza razionale è un sistema di concetti astratti e di simboli, caratterizzata dalla struttura lineare e sequenziale tipica del nostro modo di pensare e di parlare... Il mondo naturale d'altra parte è un mondo di varietà e complessità infinite, un mondo multidimensionale che non contiene nè linee rette, nè forme perfettamente regolari, nel quale le cose non avvengono in successione, ma tutte contemporaneamente.
Questo blog è un viaggio alla ricerca della felicità e del vivere fino in fondo il tempo della vita.
sabato, novembre 19, 2011
giovedì, ottobre 20, 2011
lunedì, luglio 04, 2011
Le onde della vita
La materia che costituisce i nostri corpi è nata molto prima di noi, in qualche posto remoto dell'universo.
Qualche miliardo di atomi costituisce oggi il mio corpo. Probabilmente ogni atomo del mio corpo ha più 4 miliardi di anni (l'età della terra) ed in questo tempo lunghissimo è stato (almeno una volta) cielo, roccia, alberi, animali e altri uomini.
E' facile allora immaginare la vita fisica come un ordine ed un'organizzazione della materia: la mia vita oggi mi permette di "governare" gli atomi che costituiscono il mio corpo. Quando la mia vita fisica non ci sarà più, il mio corpo si dissolverà ed ogni atomo entrerà a far parte di qualche altro sistema organizzato, inanimato o vivente.
Si intuisce allora l'immagine buddhista della vita paragonata ad un'onda sull'oceano: la vita fisica è una forma, un moto nel mare delle particelle elementari. Onde di materia si formano e costituiscono esseri viventi, che poi si dissolvono. Ma la materia, come l'acqua dell'oceano, sarà già in movimento per formare altre onde ed altre vite individuali nasceranno. Potranno essere uomini o insetti, fiori o batteri, alberi o pesci in quell'incessante movimento delle onde della vita.
Mi rendo conto che non è facile esprimere questi concetti, ma spero di riuscire almeno a dare uno spunto per riflettere ed uno spiraglio per intuire.
mat
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venerdì, luglio 01, 2011
La montagna
Iniziai ad amare la montagna fin da bambino. Mi piaceva vivere all’aria aperta e mi piaceva la sfida con me stesso: volevo sempre andare un po' più avanti, arrivare un po’più in alto.
Da bambino amavo soprattutto i boschi ed i prati. Il profumo dei pini e quello dell’erba tagliata erano per me il profumo della gioia e della libertà. Amavo correre, giocare ed osservare gli insetti. Mi affascinavano questi piccoli esseri vivi, così diversi da noi, eppure in fondo così uguali, che come noi vedevano, camminavano, provavano dolore, avevano bisogno di nutrirsi e se li prendevo in mano cercavano di scappare.
Da ragazzo iniziai ad amare le rocce e l’aria sottile dell’alta quota. Mi piaceva arrampicare, eseguire movimenti che mi permettevano di salire dove pochi osavano spingersi. Mi piaceva affrontare la paura del vuoto, imparare a fidarmi delle mie mani spellate dalla roccia e del mio cervello in grado di inventare una via dove non era evidente.
Ogni ragazzo deve mettersi alla prova per capire fino a dove lo possono portare la sua forza e la sua intelligenza. Ed io avevo bisogno delle montagne per accrescere la fiducia in me stesso.
Amavo la roccia anche perchè rappresentava qualcosa di fisso ed immutabile. Spesso infatti mi capitava di ripetere alcune vie e notavo che pur a distanza di tempo, i miei movimenti erano gli stessi. Mi sembrava allora che arrampicare fosse qualcosa di eterno ed avevo la sensazione che la via percorsa rimanesse dentro di me per sempre: avrei potuto rifarla in ogni momento e riviverla in modo esattamente uguale a come era nella mia memoria. Per lo stesso motivo non mi piacevano le salite su ghiaccio; le condizioni della montagna erano sempre diverse, la salita era legata al "qui ed ora" e lasciava dentro di me un ricordo "instabile". Sapevo infatti che ogni ripetizione sarebbe stata diversa: avrei dovuto ripartire da zero ed i miei ricordi non avrebbero avuto alcun valore.
A quei tempi ero assolutamente convinto che il "qui e ora" non avessero alcun valore rispetto all'eternità, quasi che lo scorrere del tempo non fosse che un incidente di percorso dell'eternità.
mat
La nascita
La vecchia tartaruga nuotava verso la superficie, aveva bisogno di respirare. Da cento anni nuotava nelle profondità fredde e buie dell’oceano e quasi non ricordava il profumo dell’aria. Allungò il collo e mise la testa fuori dall’acqua. Immediatamente fu presa prigioniera dal giogo ed iniziò a dibattersi, ma era troppo tardi. Ci fu un rumore come di ossa sbattute contro oggetti metallici.
Una antica leggenda tibetana dice che la rinascita in forma umana è meno probabile del fatto che una tartaruga che emerge soltanto una volta ogni cento anni, infili la testa dentro un unico giogo galleggiante nell’immensità dell’oceano.
I miei genitori avevano appena terminato di fare l’amore. Uno spermatozoo stava penetrando nell’ovulo. Una nuova vita stava nascendo ed ero io: da una profondità oscura stava emergendo un piccolo corpo di energia caldo e scuro. Il rumore di oggetti metallici era sempre più forte. C’era come una sensazione d’angoscia e compresi che stavo morendo ad una vita precedente. Vidi chiaramente dei legami che cercavano di trattenermi nella profondità. Non sembrava un mondo felice, piuttosto era tetro e cupo, sotterraneo. Il mio corpo sembrava emergere da un pozzo ed era privo di consapevolezza, forse proveniva da un mondo in cui la vita era indistinta ed unica per tutti gli esseri.
Ero del tutto privo di amore e di conoscenza. Ero la vita individuale allo stato primordiale. Senza poter controllare nulla di quanto stava accadendo e senza poter comunicare con nessuno, la mia vita entrò nel minuscolo embrione ed il rumore scomparve, insieme all’angoscia ed alla consapevolezza.
Mia madre non si era accorta di nulla.
mat
mat
lunedì, giugno 27, 2011
Appartenere
Non appartengo a nessuno.
Nessuno mi appartiene.
Ed in questa libertà mi immergo nel Tutto.
mat
Nessuno mi appartiene.
Ed in questa libertà mi immergo nel Tutto.
mat
venerdì, giugno 24, 2011
Fragilità e insicurezza
Qualche settimana fa sono andato ad ascoltare Zygmunt Bauman e tra le tante cose interessanti, ha detto una frase che mi ha colpito per la sua banalità e profondità allo stesso tempo. Bauman sostiene infatti che la nostra fragilità e la nostra insicurezza nascono dal fatto che come esseri sociali abbiamo bisogno di un rapporto con gli altri, ma per costruire una relazione bisogna essere in due, mentre per distruggerla basta la volontà di uno solo. Quindi per raggiungere uno dei nostri obiettivi primari (essere inseriti nella comunità umana) non possiamo contare soltanto sulle nostre forze, ma abbiamo bisogno degli altri e dipendiamo dalla loro volontà (e dai loro capricci).
Questa considerazione logica evidenzia ancora una volta come noi umani non abbiamo il potere di realizzare i nostri desideri: possiamo impegnarci per essere piacevoli, attraenti ed interessanti, ma il risultato non sarà garantito.
Da un punto di vista buddhista credo che questa potrebbe essere l'ennesima dimostrazione che l'unico modo per trovare una felicità stabile sia quello di non avere desideri.
mat
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mercoledì, giugno 15, 2011
La felicità è una scelta
"Se vuoi essere triste, nessuno al mondo potrà renderti felice. Ma se decidi di essere felice, nessuno e niente al mondo potrà toglierti la felicità."
Paramhansa Yogananda
lunedì, giugno 07, 2010
La brezza
"Ananda è come una brezza fresca. Se imprigioni una brezza e la rinchiudi in un amore che incarcera, la brezza morirà e più nessuno, compresa te stessa, godrà della sua frescura. Ama Ananda come ami una brezza. Amandolo così Prakriti, anche tu diventerai una brezza fresca e riposante. Allevierai non solo le tue pene e i tuoi fardelli, ma anche quelli degli altri."
Buddha (da Vita di Siddharta il Buddha, di Thich Nhat Hanh).
mercoledì, giugno 02, 2010
Dolcezza e malinconia
Infinita dolcezza
nel profumo dei tigli
a primavera.
Dentro di me
ricordi di bambino
quando il tempo non era importante
e la visione del mondo era incerta.
Piccole e semplici gioie
nascevano allora in ogni istante
e si coloravano
con i piccoli eventi della vita.
mat
nel profumo dei tigli
a primavera.
Dentro di me
ricordi di bambino
quando il tempo non era importante
e la visione del mondo era incerta.
Piccole e semplici gioie
nascevano allora in ogni istante
e si coloravano
con i piccoli eventi della vita.
mat
mercoledì, febbraio 10, 2010
domenica, settembre 20, 2009
Autunno
Sono andato a fare jogging questa mattina presto. Nell'aria il profumo dell'autunno, il cielo azzurro intenso. Per terra i colori caldi delle prime foglie cadute.
Siamo abituati e non ce ne meravigliamo più, ma in realtà è stupefacente pensare come milioni di alberi, apparentemente indipendenti e non collegati, inizino tutti contemporaneamente a perdere le foglie ed a prepararsi per un altro ciclo della vita.
Si può intepretare in diversi modi: la risposta delle piante alle mutate condizioni atmosferiche, la fine del ciclo di vita delle foglie...
In realtà quello che mi stupisce è che ogni singola foglia, formata da miliardi di cellule abbia seguito un "schema" di crescita, stabilità e morte pur cambiando continuamente le cellule che la costituiscono. E' stupefacente pensare che miliardi di cellule, apparentemente "stupide" abbiano potuto agire in modo coordinato, nascendo e morendo continuamente e producendo comunque un "sistema foglia" ordinato dotato a sua volta di una vita che nasce, cresce e muore. Il tutto in armonia con le condizioni cicliche dell'intero pianeta.
E' come se ci fosse uno schema della vita che collega tra loro gli atomi, le molecole, le cellule, le foglie, gli alberi, l'atmosfera terrestre e quindi tutti tutti gli esseri viventi che la abitano. Un unico schema che evolve e si ripete nel tempo, un'unica rete della vita che si estende e permea tutti gli esseri viventi.
Non è facile esprimere questo concetto, ma proverò a ritornarci.
mat
giovedì, settembre 10, 2009
Da solo
"L'uomo deve innalzare se stesso per mezzo di se stesso. Non deve dunque degradarsi, perchè egli solo è amico di se stesso ed egli solo è nemico di se stesso."
Bhagavadgita
Sto rileggendo la Bhagavadgita: amo la poesia dell'induismo!
mercoledì, settembre 02, 2009
Felicità e attaccamento
"Desideriamo la felicità, ma ci sforziamo di ottenerla in modo così goffo e maldestro che finiamo per procurarci altro dolore. Pensiamo di dover tenere stretto ciò che farà la nostra felicità."
Sogyal Rinpoche"Chi si lega alla gioia,
l'alata vita distrugge.
Chi bacia la gioia al suo passare,
vive nell'alba dell'eternità."
William Blake
venerdì, agosto 28, 2009
Io sono
Io sono l’acqua trasparente,
io sono il vento senza forma,
io sono l’onda dell’oceano.
Io sono l’aria fredda del mattino,
io sono il profumo del bosco,
io sono roccia e ghiaccio.
Io sono l’attimo che appare,
Io sono alba e tramonto,
Io sono primavera ed autunno.
Io sono coloro a cui ho fatto il bene,
io sono coloro a cui ho fatto il male.
Io sono il bimbo che nasce,
io sono l’uomo che muore.
Io sono il samsara,
io sono gioia e dolore,
io sono la pura vastità del vuoto.
Io sono un’illusione.
Io sono, adesso.
mat
io sono il vento senza forma,
io sono l’onda dell’oceano.
Io sono l’aria fredda del mattino,
io sono il profumo del bosco,
io sono roccia e ghiaccio.
Io sono l’attimo che appare,
Io sono alba e tramonto,
Io sono primavera ed autunno.
Io sono coloro a cui ho fatto il bene,
io sono coloro a cui ho fatto il male.
Io sono il bimbo che nasce,
io sono l’uomo che muore.
Io sono il samsara,
io sono gioia e dolore,
io sono la pura vastità del vuoto.
Io sono un’illusione.
Io sono, adesso.
mat
giovedì, agosto 27, 2009
Vuoto
Ho riflettuto molto sul concetto di vuoto buddhista e forse mi sto avvicinando a comprenderlo. Il buddhismo afferma che l'esistenza indipendente di esseri viventi ed oggetti è soltanto un'illusione. In altre parole il fatto che io esista come essere indipendente e separato da altri esseri è un'illusione.
Per anni questo concetto mi è stato difficile da accettare, negli ultimi tempi invece mi sembra di comprenderlo.
Ci sono arrivato seguendo tre ragionamenti convergenti.
Il primo è che nulla di quello che esiste in forma separata (essere vivente o oggetto) può esistere in maniera autonoma: se scomparisse quello che mi circonda scomparirei anch'io. Infatti se non ci fossero il sole, la terra, il mare, gli alberi e soprattutto se non ci fosse un equilibrio tra tutti questi elementi io non potrei esistere come persona. Estendendo il ragionamento si arriva a comprendere che ogni cosa dipende tutte le altre e che io stesso dipendo da tutto l'universo.
Inoltre se non ci fosse stata una lunghissima catena di eventi indipendenti da me, io non potrei esistere. La mia esistenza dipende infatti (almeno) dall'incontro tra mio padre e mia madre, ma la loro esistenza dipende dall'incontro tra i miei nonni e, risalendo, tutto dipende dalla oscura e remota combinazione di aminoacidi che ha dato origine alla vita sulla terra, che a sua volta dipende da come si è evoluto il sistema solare ... e così via risalendo fino al big bang, che ha dato origine ad una catena di eventi che ha generato la mia esistenza.
Il terzo ragionamento è che se cerco di scoprire che cosa "sono", trovo il vuoto. Sicuramente non sono (soltanto) il mio corpo: che è un agglomerato di materia organizzata, destinata a decomporsi e trasformarsi dopo la morte, non sono (soltanto) i miei pensieri o la mia coscienza, che al momento della morte scompariranno.
Potrebbe esserci un'anima "personale", diversa da tutto questo e che continua ad esistere in qualche forma completamente diversa dopo la morte (come descritto dalle religioni teistiche). In realtà però mi riesce più facile immaginare me stesso come la manifestazione temporanea della "forza" che organizza materia, pensieri, emozioni e tutto l'universo.
Riesco infatti ad immaginare la mia vita come un'onda nell'oceano: non esiste di per sè, non è un "oggetto". Non è nulla a cui si possa attribuire un'esistenza separata: è il movimento dell'acqua.
Con il tempo ogni onda scompare ed altre onde prendono il suo posto nell'immensa danza dell'oceano. E l'oceano resterà sempre uguale, come il cielo resta sempre uguale nonostante le nuvole che lo attraversano.
Sono concetti molto difficili da esprimere a parole, forse impossibili, ma spero di aver aperto qualche spiraglio che ne permetta l'intuizione.
mat
venerdì, luglio 24, 2009
Cambiamenti
"Quando mi vidi giunto in quella parte
di mia etade ove ciascun dovrebbe
calar le vele e raccoglier le sarte,
ciò che pria mi piacëa, allor m’increbbe"
-- Dante (Divina Commedia - Inferno, canto XXVII)
di mia etade ove ciascun dovrebbe
calar le vele e raccoglier le sarte,
ciò che pria mi piacëa, allor m’increbbe"
-- Dante (Divina Commedia - Inferno, canto XXVII)
Così è come mi sento in questo periodo, aggiungendo che d'altra parte apprezzo molte cose che prima non mi piacevano o non mi sembravano importanti.
Ad esempio apprezzo la dolcezza, la semplicità, la bellezza molto più di quanto non fossi in grado di fare fino a pochi anni fa.
Non credo più molto invece nella razionalità, nella freddezza, nel "dovere".
Nuove emozioni parzialmente sconosciute si fanno strada dentro di me, scoprendo nuove ricchezze e nuove profondità.
mat
Rieccomi
Rieccomi.
E' passato molto tempo, ho vissuto intensamente, sono cambiato ed ora è tornata la voglia di condividere le mie emozioni con chi avrà voglia di leggerle.
mat
E' passato molto tempo, ho vissuto intensamente, sono cambiato ed ora è tornata la voglia di condividere le mie emozioni con chi avrà voglia di leggerle.
mat
martedì, aprile 14, 2009
Il viaggiatore
Mat era un bambino molto curioso. Amava passeggiare nei boschi, ma non riusciva mai a fare molta strada perchè ad ogni passo trovava qualcosa per cui valeva la pena di fermarsi: una farfalla, una radice, un sasso.
Partiva molto presto al mattino dalla sua casa per andare a scuola, ogni giorno si sforzava di camminare veloce, ma ogni giorno arrivava a scuola in ritardo.
A volte riusciva nel suo proponimento di guardare sempre diritto davanti a sé e non fermarsi mai lungo il percorso. Allora arrivava a scuola puntuale e gli sembrava un mondo diverso: le chiacchiere con i compagni in cortile, la campanella, gli scherzi. Era molto meglio di quando arrivava da solo, in silenzio e tutto rosso andava a sedersi al banco con gli occhi di tutti che lo guardavano.
Però in quei giorni una tristezza incomprensibile restava dentro di lui, come l’ombra di mille occasioni perdute.
Seduto sul bordo della strada c’era un Viaggiatore. Aveva una valigia di cuoio impolverata, una giacca ed un cappello in testa.
Mat incuriosito si avvicinò e gli chiese:
- Da dove vieni?
- Sono stato in molti posti e in molti posti devo andare. Sto cercando un posto dove valga la pena di fermarsi.
Sbadigliò.
- Perché sbadigli?
- Perché sono annoiato – rispose.
- Che cosa vuol dire?
- Vuol dire che non c’è nulla di interessante da fare qui.
- A me piacerebbe essere grande e poter viaggiare come fai tu.
- Dopo un po’ che viaggi, tutti i posti sono uguali e non c’è più nulla da vedere.
- Allora devi fermarti in un posto solo e guardarlo più attentamente. – Disse Mat, che tutti i giorni faceva lo stesso percorso da casa a scuola e tutti i giorni lo trovava interessante.
martedì, aprile 07, 2009
Gioia
"Tutta la gioia di questo mondo
deriva dal desiderare la felicità degli altri.
Tutta la sofferenza di questo mondo
deriva dal desiderare la felicità di me stesso."
Shantideva
deriva dal desiderare la felicità degli altri.
Tutta la sofferenza di questo mondo
deriva dal desiderare la felicità di me stesso."
Shantideva
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