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lunedì, luglio 04, 2011

Le onde della vita

La materia che costituisce i nostri corpi è nata molto prima di noi, in qualche posto remoto dell'universo.
Qualche miliardo di atomi costituisce oggi il mio corpo. Probabilmente ogni atomo del mio corpo ha più 4 miliardi di anni (l'età della terra) ed in questo tempo lunghissimo è stato (almeno una volta) cielo, roccia, alberi, animali e altri uomini.
E' facile allora immaginare la vita fisica come un ordine ed un'organizzazione della materia: la mia vita oggi mi permette di "governare" gli atomi che costituiscono il mio corpo. Quando la mia vita fisica non ci sarà più, il mio corpo si dissolverà ed ogni atomo entrerà a far parte di qualche altro sistema organizzato, inanimato o vivente.
Si intuisce allora l'immagine buddhista della vita paragonata ad un'onda sull'oceano: la vita fisica è una forma, un moto nel mare delle particelle elementari. Onde di materia si formano e costituiscono esseri viventi, che poi si dissolvono. Ma la materia, come l'acqua dell'oceano, sarà già in movimento per formare altre onde ed altre vite individuali nasceranno. Potranno essere uomini o insetti, fiori o batteri, alberi o pesci in quell'incessante movimento delle onde della vita.
Mi rendo conto che non è facile esprimere questi concetti, ma spero di riuscire almeno a dare uno spunto per riflettere ed uno spiraglio per intuire.

mat

venerdì, giugno 24, 2011

Fragilità e insicurezza

Qualche settimana fa sono andato ad ascoltare Zygmunt Bauman e tra le tante cose interessanti, ha detto una frase che mi ha colpito per la sua banalità e profondità allo stesso tempo. Bauman sostiene infatti che la nostra fragilità e la nostra insicurezza nascono dal fatto che come esseri sociali abbiamo bisogno di un rapporto con gli altri, ma per costruire una relazione bisogna essere in due, mentre per distruggerla basta la volontà di uno solo. Quindi per raggiungere uno dei nostri obiettivi primari (essere inseriti nella comunità umana) non possiamo contare soltanto sulle nostre forze, ma abbiamo bisogno degli altri e dipendiamo dalla loro volontà (e dai loro capricci).

Questa considerazione logica evidenzia ancora una volta come noi umani non abbiamo il potere di realizzare i nostri desideri: possiamo impegnarci per essere piacevoli, attraenti ed interessanti, ma il risultato non sarà garantito.
Da un punto di vista buddhista credo che questa potrebbe essere l'ennesima dimostrazione che l'unico modo per trovare una felicità stabile sia quello di non avere desideri.

mat

domenica, settembre 20, 2009

Autunno

Sono andato a fare jogging questa mattina presto. Nell'aria il profumo dell'autunno, il cielo azzurro intenso. Per terra i colori caldi delle prime foglie cadute.
Siamo abituati e non ce ne meravigliamo più, ma in realtà è stupefacente pensare come milioni di alberi, apparentemente indipendenti e non collegati, inizino tutti contemporaneamente a perdere le foglie ed a prepararsi per un altro ciclo della vita.
Si può intepretare in diversi modi: la risposta delle piante alle mutate condizioni atmosferiche, la fine del ciclo di vita delle foglie...
In realtà quello che mi stupisce è che ogni singola foglia, formata da miliardi di cellule abbia seguito un "schema" di crescita, stabilità e morte pur cambiando continuamente le cellule che la costituiscono. E' stupefacente pensare che miliardi di cellule, apparentemente "stupide" abbiano potuto agire in modo coordinato, nascendo e morendo continuamente e producendo comunque un "sistema foglia" ordinato dotato a sua volta di una vita che nasce, cresce e muore. Il tutto in armonia con le condizioni cicliche dell'intero pianeta.
E' come se ci fosse uno schema della vita che collega tra loro gli atomi, le molecole, le cellule, le foglie, gli alberi, l'atmosfera terrestre e quindi tutti tutti gli esseri viventi che la abitano. Un unico schema che evolve e si ripete nel tempo, un'unica rete della vita che si estende e permea tutti gli esseri viventi.
Non è facile esprimere questo concetto, ma proverò a ritornarci.
mat

giovedì, aprile 26, 2007

Illuminazione - Una sola vita (3 Aprile 2007)

Ho corso per più di due ore sulla spiaggia. Mi sono immerso nel vento, nel sole, nel profumo di mare.
Poi mi sono disteso sulla sabbia a godere delle endorfine prodotte dal mio corpo.
Il respiro casualmente si è sincronizzato con il frangersi delle onde sulla riva: iniziavo l’espirazione e contemporaneamente un’onda si rompeva sulla spiaggia. Dapprima non me ne sono reso conto, poi ho immaginato di essere parte del grande respiro del mare. Sentivo la forza del mare entrare ed uscire da me insieme all’aria dai miei polmoni. Ho immaginato il profumo del vento marino espandersi dentro di me.

Sulla spiaggia accanto a me alcune persone passeggiavano, i gabbiani volavano, arbusti si muovevano nel vento …
È impossibile descriverlo, ma per un istante ho sentito di essere parte della sola ed unica vita, che vive attraverso molti corpi: ho sentito la mia vita dentro altri corpi. Per un solo attimo ho provato un senso di unicità e comunione con tutti gli esseri viventi ed ho capito che, pur senza viverle di persona, io stavo contemporaneamente riposandomi dopo la corsa, passeggiando sulla spiaggia, volando sopra il mare come gabbiano e muovendomi nel vento come arbusto.

Poi è intervenuta la mia mente cosciente ed ho iniziato ad elaborare questo concetto e ad immaginare di essere contemporaneamente anche in montagna … ma a questo punto l’illuminazione era già finita.

Ho voluto parlarne anche se le parole non sono in grado di esprimere le mie emozioni e comunque io credo che esperienze di questo tipo lascino un segno per chi le prova, ma siano molto meno importanti per chi le sente raccontare.
Dentro di me resta comunque il ricordo di aver visto la Vita unica ed è un ricordo reale e naturale come quello di un’esperienza vissuta.
mat

mercoledì, novembre 29, 2006

La vita divina (4) – Quello che io credo

“Non avevo né guida, né luce, eccetto quella che brillava nel mio cuore, questa luce mi guidava più sicura di quella del mezzogiorno nel luogo in cui mi attendeva Colui che mi conosce perfettamente.”
S. Giovanni della Croce

Sento che la mia via sta in mezzo tra il cristianesimo e le religioni orientali.

Credo che la vita sia infinita, che il mio essere esista da sempre e per sempre.

Vivere è pensare, agire, provare emozioni, gioire, comunicare, … ma non è solo questo. Non si può definire la vita e del resto non servirebbe a molto imprigionarla in concetti chiari e logici.

Questo corpo fisico è per il momento il supporto alla nostra vita e penso che una volta morti non torneremo in un altro corpo fisico. Da qui due considerazioni: la prima è che dobbiamo fare l’uso migliore di questo corpo dal momento che è un’opportunità che non ci verrà data una seconda volta, la seconda è che non dobbiamo pensare che la vita sia tutta qui.

Dopo la morte fisica, la nostra evoluzione continuerà. Nessuno però può sapere che cosa succederà dopo la morte, perchè la nostra vita sarà così diversa da risultare “non-pensabile” con la nostra mente. Noi facciamo molte ipotesi per immaginare "l'aldilà": incorporeità, assenza delle dimensioni spazio-tempo, comunione di tutti gli esseri, … ma in realtà non riusciamo nemmeno ad avvicinarci alla comprensione di come sarà veramente.

Penso che non si possa spiegare “perché” esiste la vita, in quanto la logica è soltanto una rappresentazione della nostra mente, che vale per i fenomeni quotidiani, ma non è applicabile alla metafisica.

Non riesco a vedere il Bene ed il Male in assoluto, di cui uno è giusto e l’altro è sbagliato per qualche ragione metafisica. Il bene è quello che ci porta verso la gioia ed il male è quello che ci porta verso la sofferenza. Questo non significa assolutamente che dobbiamo cercare la soddisfazione immediata dei nostri desideri e piaceri, perché non è questa la strada verso la felicità, anzi io credo che riuscire ad accontentarsi di poco ed essere distaccati dai desideri sia la sola strada verso la felicità.

Per oggi mi fermo qui.
mat

giovedì, novembre 23, 2006

La vita divina (3) – Altre domande senza risposta

Nonostante le differenze tra le diverse visioni della vita, tutte le religioni hanno la stessa certezza: esiste un’anima, diversa dal corpo, che sopravvivrà dopo la morte fisica e che deve seguire un percorso evolutivo.

Ma perché l’anima deve evolvere?
Non era possibile crearla già evoluta?
Ed ancora:


Perché nel suo percorso di evoluzione l’anima deve ad un certo punto entrare nel corpo?
E più in generale:

Che cosa aggiunge alla VITA DIVINA l’evoluzione di tutto il nostro universo fisico?
La spiegazione più immediata a questo punto mi sembra essere la metafora di Adamo ed Eva della bibbia: le forze del bene (Dio) hanno creato un mondo fisico perfetto perché era una cosa bella, ma esistono delle forze del male che sono riuscite a rovinarlo.
In realtà potrebbe essere altrettanto vero che il mondo è stato creato dalle forze del male e le forze del bene lo stanno migliorando (il progresso?).

In ogni caso questo significa che c’è una lotta in corso anche in questo momento tra bene e male.
E se c’è una lotta significa che non si può sapere chi sarà il vincitore.

Che cosa succederà allora se dovessero vincere le forze del male?
Siamo DAVVERO in una guerra in cui la posta in gioco è la felicità o la sofferenza di tutti gli esseri (sembra fantascienza)?

Anche la spiegazione orientale prevede l’esistenza di forze del bene e del male, ma le pone all’interno della nostra mente o del nostro essere, senza spiegare però perché il nostro essere individuale sia stato creato così.

Siamo ai confini delle mie capacità di pensiero: ogni spiegazione ha delle contraddizioni e le regole della logica non sono più applicabili.
Oltre questo punto nella mia mente c’è soltanto una parete di roccia nera, liscia e non scalabile. Sono in un vicolo cieco.
Come in montagna bisogna ridiscendere e tentare di raggiungere la cima per un’altra via... mi vengono in mente le parole di Erasmo da Rotterdam nel suo Elogio della Follia:
"D'altra parte perché una definizione, che sarebbe quasi un'ombra e un'immagine, quando potete vedermi con i vostri occhi?".

mat

mercoledì, novembre 22, 2006

La vita divina (2) – Domande senza risposta

Tre sono per me le principali differenze tra le rappresentazioni della vita del cristianesimo e di alcune religioni orientali (induismo e buddismo in particolare).

La più evidente mi sembra il fatto che nella concezione orientale abbiamo un tempo infinito davanti a noi per evolvere, rimediare gli errori ed ottenere l’illuminazione.
Secondo il modello cristiano ci giochiamo invece tutta l’eternità durante questi pochi anni di vita fisica.
Perché non sarà possibile cambiare il nostro destino dopo la morte del corpo, se l’anima sopravvive?
Davvero non sarà più possibile evolvere, per il resto dell’eternità?
Un’altra grossa differenza è nel concetto di responsabilità individuale sul proprio destino: nelle religioni orientali siamo nati tutti uguali ed ognuno di noi sta oggi raccogliendo i frutti delle azioni da lui stesso eseguite in tutto l’arco delle vite passate (karma).
Il cristianesimo prevede invece la creazione di ogni anima in momenti diversi e con opportunità diverse (i famosi “talenti” della parabola del vangelo). Siamo quindi tutti diversi perché Dio ci ha creati così ed il nostro destino è pesantemente influenzato dalla volontà divina.
Ma allora perché tutte queste differenze?
Perché Dio vuole che alcuni bambini si ammalino gravemente e muoiano?
Perché alcuni di noi nascono in posti dove moriranno di fame, mentre altri saranno circondati da amore, fortuna e ricchezze?
La terza differenza riguarda il nostro futuro lontano: la visione cristiana immagina per noi un’eternità fatta di esseri individuali. La stessa resurrezione dei corpi è una metafora del mantenimento della nostra individualità.
Le religioni orientali ed in particolare il buddismo immaginano invece le vite individuali destinate ad annullarsi nell’Essere.
Ma allora perchè esistono oggi le nostre vite individuali?
Non muore forse la nostra anima annullandosi nell’Essere?
Ragionando con la nostra logica su questi concetti estremi, si arriva continuamente a vicoli senza uscita.
Sarà necessario prima o poi abbandonare i pensieri ed esplorare altri spazi …

mat

martedì, novembre 21, 2006

La vita divina (1)

"Che cos'eravamo prima di nascere e che cosa siamo dopo la morte, sono le domande e la risposta dell'una dipende da quella dell’altra."
Sri Aurobindo (La vita divina)

Alcune immagini per capire da dove veniamo e dove andiamo.
Sono soltanto immagini che sento dentro di me: i migliori filosofi hanno ragionato su questi temi per migliaia di anni, senza trovare una sola certezza, quindi non mi aspetto di poterla trovare io.
Il cristianesimo immagina la continua creazione di anime da parte di Dio. Le anime vengono create ed “inserite” nei corpi umani: da quel momento avranno una vita individuale eterna. L’immagine è quella di linee che iniziano da un punto e proseguono all’infinito.

Molte religioni orientali pensano invece ad una serie di vite individuali, esistenti da sempre. Tali vite erano inizialmente perfettamente uguali ed ora stanno seguendo percorsi evolutivi diversi attraverso diverse “vite” fisiche e finiranno per ricongiungersi nell’unica “Vita” o “Essere”, non più individuale, ma universale. L’immagine è opposta a quella del cristianesimo: molte linee che non hanno un inizio e finiranno per riunirsi in un unico punto.

Mi piace completare questa immagine con un’altra, che proviene dall’induismo. Le vite individuali sono come le onde nell’oceano: movimento temporaneo della superficie dell’acqua, continuamente destinate a nascere ed annullarsi, in una danza infinita, nella quale nessun’onda può esistere indipendentemente dall’oceano e dalle altre onde.

Un’altra immagine che ho dentro di me fin da quando ero ragazzo è che la “Vita” sia una cascata d’acqua, mentre le nostre vite individuali sono dei tubi opachi attraverso i quali l’acqua passa per poi uscire e ricongiungersi alla cascata.

Nei prossimi post vorrei riflettere sui diversi modi di vedere la vita che derivano da queste immagini così diverse.

Mi piacerebbe anche che qualcuno descrivesse le immagini della vita che porta dentro di sé.

mat