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venerdì, luglio 24, 2009

Cambiamenti

"Quando mi vidi giunto in quella parte
di mia etade ove ciascun dovrebbe
calar le vele e raccoglier le sarte,
ciò che pria mi piacëa, allor m’increbbe"
-- Dante (Divina Commedia - Inferno, canto XXVII)

Così è come mi sento in questo periodo, aggiungendo che d'altra parte apprezzo molte cose che prima non mi piacevano o non mi sembravano importanti.
Ad esempio apprezzo la dolcezza, la semplicità, la bellezza molto più di quanto non fossi in grado di fare fino a pochi anni fa.
Non credo più molto invece nella razionalità, nella freddezza, nel "dovere".
Nuove emozioni parzialmente sconosciute si fanno strada dentro di me, scoprendo nuove ricchezze e nuove profondità.
mat

Rieccomi

Rieccomi.

E' passato molto tempo, ho vissuto intensamente, sono cambiato ed ora è tornata la voglia di condividere le mie emozioni con chi avrà voglia di leggerle.

mat

mercoledì, ottobre 10, 2007

Mare

Ho trascorso l’ultimo weekend in barca a vela tra le isole toscane.
Vento forte, mare forza 4: la barca cavalcava le onde, inclinata, veloce.
Tutto il giorno così: dal mattino presto al tramonto.
Il tramonto autunnale è stato bellissimo: colori caldi, un po’ di foschia ed il mare che a poco a poco si faceva scuro. Dentro di me sensazione di pace, come sempre al tramonto.
Poi è venuta la notte, il freddo, le stelle, il mare nero e la schiuma bianca della prua che fendeva l’acqua. Le luci della terra erano lontanissime. Il vento non calava, come ci saremmo aspettati.
Mi piace navigare di notte, il mare di notte, il senso di raccoglimento e di fragilità che dà l’essere di notte in barca a vela al largo.
Non si riusciva a dormire: la barca era troppo inclinata ed agitata.
Continuavamo a navigare veloci e dopo tante ore sembrava che tutta la vita si fosse ridotta a regolare le vele, prendere il vento e cavalcare le onde: non c’erano più altri pensieri: la terra e la vita “normale” non esistevano più.
L’alba è stata fredda, grigia dapprima, poi il sole si è levato in un cielo azzurro chiaro chiaro. Eravamo infreddoliti ed a poco a poco abbiamo iniziato a scaldarci al sole. Il vento ancora non calava.
Con la luce abbiamo visto la nostra meta, che si avvicinava a poco a poco.
Eravamo stanchi, affamati e silenziosi.
A questo punto il piacere della navigazione era diventato meno importante della meta da raggiungere: calcolavamo i tempi, la velocità.
Arrivati al porto siamo andati a dormire nelle cuccette. Un sonno agitato, frammenti di sogni e di pensieri, interrotto dai rumori del porto.
Dopo qualche ora siamo ripartiti per raggiungere una baia poco distante. Il vento era calato, il mare era calmo ed il sole scaldava. L’atmosfera era completamente diversa.
Arrivati alla baia abbiamo fatto il bagno, ci siamo asciugati al sole, recuperando energie. Come spesso mi accade dopo esperienze così intense e lunghe, avevo la sensazione di un netto distacco dal passato, come se la mia vita potesse ricominciare da quel momento.
Abbiamo poi navigato per altri due giorni, ma con meno vento ed a ritmi più tranquilli.

mat

sabato, settembre 29, 2007

Il tempo

"Il tempo su di te ... scorre ... più lentamente".

Ieri ho rivisto un amico che non vedevo dal 11 settembre 2001 e mi ha detto queste parole, solleticando il mio ego. Lui era invece purtroppo abbastanza segnato dall'età.
Ho pensato che il merito è dello sport che faccio.
Forse dell'avere sempre milioni di cose da fare: non ho tempo per sedermi, pensare a cose tristi ed invecchiare.
Ho pensato che probabilmente è un fattore genetico, anche i miei genitori hanno sempre dimostrato meno anni di quelli che effettivamente avevano.
Ho pensato che forse è anche perchè io mi sento sempre ancora provvisorio in tutto: non vedo una situazione stabile, convinzioni stabili, scelte definitive dietro le spalle ed una strada segnata per il futuro...

Poi, siccome eravamo in Friuli ed io conosco un bellissimo posto non troppo distante, in Austria per fare jogging, ci sono andato ed ho corso per un'ora sotto la pioggia: solitudine e serenità perfetta.

mat

domenica, luglio 22, 2007

Essere

"Be the change you wish to see in the world."
Gandhi

Ho letto per la prima volta questa frase domenica scorsa, poi l'ho ritrovata altre due volte in questa settimana.
Forse è arrivato per me il momento di rifletterci.

mat

domenica, luglio 15, 2007

Il secondo segno

Ero in volo per Parigi e quando è iniziata la di scesa, il comandante ha annunciato che c’era un problema tecnico per cui avremmo avuto un atterraggio d’emergenza all’aeroporto di destinazione, ci sarebbero stati i pompieri a bordo pista, ha raccomandato di seguire attentamente le istruzioni che ci avrebbero dato le hostess. Non ha detto altro.
Nell’aereo è sceso il gelo. Nessuno parlava.

Il io primo pensiero è stato: devo tirarmi fuori di qui. Non era possibile fare assolutamente nulla.

Allora ho pensato ai miei figli, a come sarebbe stata la loro vita senza di me (il primo pensiero ai figli: banale, ma reale).

Poi ho pensato che se quelli erano davvero i miei ultimi minuti di vita avrei dovuto forse pregare, ma non mi veniva nulla, forse ripensare alle cose belle della mia vita, forse fare un bilancio …

In realtà la mia testa era vuota e pensavo solo che entro pochi minuti avrei potuto morire bruciato: che questa volta era vero, non un pensiero teorico.
Immaginavo il mio corpo bruciare. Avevo le mani fredde ed una leggera nausea.

Ho pensato che tutte le cose dette (anche nel mio post precedente) sulla consapevolezza della nostra fragilità sono tutte fasulle: io non sono pronto a morire. Assolutamente no. Voglio vivere, con tutte le mie forze.

Il tempo non passava mai, io pensavo che avrei dovuto essere contento della lentezza, ma in realtà l’attesa senza poter fare niente era veramente dolorosa.

L’aereo si abbassava, si vedevano i campi, le strade, le automobili, tutte queste cose “entravano” dentro di me in modo particolare, con la sensazione che forse sarebbero state le ultime cose che avrei visto.

Nell’aereo tutti erano immobili e rigidi, nessuno era preso da attacchi di panico, tutti cercavano di guardare fuori dai finestrini.
Eravamo sempre più bassi. Raggiunta la pista, l’aereo è atterrato dolcemente ed ha proseguito la sua corsa frenando molto lentamente (ci hanno detto dopo che c’era un problema idraulico ai freni), quando finalmente si è fermato il comandante ha spento i motori e siamo stati circondati da mezzi dei pompieri.
Da quel momento tutto è tornato nella routine anche se abbiamo dovuto attendere un po’ per essere trainati fino al terminal.

Questa volta la sensazione che mi è rimasta è la voglia di festeggiare, di vivere intensamente. Mi sembra anche che sia stata la catarsi dalla sensazione di fragilità di sabato scorso.

Non capisco due cose:
1) perché l’altra volta che ho potuto “agire” per aiutare una persone che stava annegando ho riportato una sensazione di fragilità e questa volta che non ho potuto fare niente per sfuggire al destino ho soltanto la sensazione di voglia di vivere intensamente
2) cosa vuole dirmi la mia vita con questi due “segni forti” a distanza di una settimana l’uno dall’altro.

Ci rifletterò.

Domani mattina, prima di andare in ufficio, “urban jogging” alla Defense.

mat

lunedì, luglio 09, 2007

In equilibrio instabile

Sabato ero al mare, sono andato a fare una nuotata al largo.
Un uomo mi seguiva ad una certa distanza. Quando ho iniziato a tornare verso riva, anche lui si è girato ed è tornato indietro.
La spiaggia era ancora piccola e lontana, quando ha iniziato a chiedere aiuto. Mi sono girato, sono tornato verso di lui, aveva bevuto e soprattutto si era impaurito. Annaspava, continuava a bere ed a chiamare aiuto.
Io nuoto bene, ma non conosco la tecnica per salvare persone. Mi sono fermato a circa due metri da lui, terrorizzato dall’idea che si aggrappasse a me e finissimo sott’acqua entrambi.
Gli ho parlato per tranquillizzarlo e gli ho detto di mettersi a morto, che l’avrei portato io a riva. Piano piano si è calmato, l’ho fatto attaccare ad un mio piede ed ho iniziato a nuotare verso riva.
Il mare era un po' mosso e quando eravamo nell'incavo dell'onda, la terra non si vedeva più. Procedevamo molto piano, per fortuna dopo poco si è ripreso ed ha iniziato a nuotare da solo. Nuotavamo piano, chiacchierando, mi ha detto di aver avuto paura, abbiamo parlato del mare, della fatica, con una strana intimità.
Arrivati a riva mi ha ringraziato e poi ci siamo separati.

La prima cosa che non mi aspettavo è che questa avventura mi ha lasciato un’ipersensibilità verso la tristezza: da allora mi sembra intollerabile pensare all’infinita sofferenza del mondo. Mi si blocca lo stomaco quando penso ai bambini che muoiono di fame, alle persone malate, a chi perde il lavoro e non sa come arrivare a fine mese …
Una spiegazione è che forse l’aver vissuto da vicino l’esperienza di quanto sia facile perdere tutto in un solo momento ha generato delle incertezze profonde nella mia mente e la consapevolezza della mia fragilità. Normalmente infatti considero la mia vita attuale solida e stabile, mentre l’esperienza di sabato mi ha dimostrato che in fondo stiamo sempre camminando su una corda tesa sopra un precipizio: un attimo e si vola via!
Banale a dirsi, ma viverlo davvero lascia dei segni profondi.

La seconda cosa strana e che anche quando avevo 22 anni ho contribuito ad aiutare una persona in difficoltà (su una parete di roccia quella volta) e nei giorni successivi l’unica emozione che mi era rimasta era un insieme di forza, non di fragilità!

mat

martedì, giugno 26, 2007

Dialogo con mia figlia

"Dove vanno gli alberi quando muoiono?" mi ha chiesto mia figlia.
"Nel paradiso degli alberi e poi possono trasformarsi e ritornare qui come animali o come uomini."
"Quindi anch'io potrei essere stata un albero."
"Sì, probabilmente nella nostra vita c'è un pezzo di vita degli alberi, di vita degli animali e di vita degli altri uomini."
"Per questo quando agito le braccia mi sembrano i rami di un albero.”

Ripensandoci queste parole sono più profonde di quanto mi siano sembrate all'inizio.

mat

mercoledì, giugno 06, 2007

Avere
Nulla
possiamo avere,
perchè non possiamo
fermare il tempo.

Essere
Oltre le immagini,
in una storia senza fine,
cerco di essere
felice.

Ho fatto milioni di cose in questo mese di maggio, sono stato in molti posti ed ho vissuto intensamente ogni istante. Ho speso tutte le mie energie nel fare, senza tempo per pensare. Ora ho bisogno di una pausa di riflessione, così torno nuovamente qui. Ancora una volta con il proposito di dedicare più tempo a questo spazio.
mat

mercoledì, maggio 02, 2007

In morte di un amico: il vuoto, il dolore, l'incredulità

Off.
Spento ogni soffio vitale,
non c’è più conoscenza nel tuo corpo immobile,
non c’è più amore nelle tue mani fredde,
la gioia non è più nei tuoi occhi spenti.

D’un tratto,
non c’è più un futuro con te:
tutto quello che poteva essere
è già accaduto.

Il riflesso della tua vita fisica
è ancora nei miei occhi,
ma tu sei lontano,
irraggiungibile,
ed io galleggio senza più forze,
alla deriva in una notte nera e fredda.

Vorrei davvero credere che in questo momento una nuova luce illumini la tua nuova vita appena creata.

La telefonata di un'amica mi porta questa notizia, io sono lontano a Parigi, devo decidere se tornare in fretta per adempiere ai riti umani o restare e portare la ferita soltanto dentro di me.
mat

giovedì, aprile 26, 2007

Illuminazione - Una sola vita (3 Aprile 2007)

Ho corso per più di due ore sulla spiaggia. Mi sono immerso nel vento, nel sole, nel profumo di mare.
Poi mi sono disteso sulla sabbia a godere delle endorfine prodotte dal mio corpo.
Il respiro casualmente si è sincronizzato con il frangersi delle onde sulla riva: iniziavo l’espirazione e contemporaneamente un’onda si rompeva sulla spiaggia. Dapprima non me ne sono reso conto, poi ho immaginato di essere parte del grande respiro del mare. Sentivo la forza del mare entrare ed uscire da me insieme all’aria dai miei polmoni. Ho immaginato il profumo del vento marino espandersi dentro di me.

Sulla spiaggia accanto a me alcune persone passeggiavano, i gabbiani volavano, arbusti si muovevano nel vento …
È impossibile descriverlo, ma per un istante ho sentito di essere parte della sola ed unica vita, che vive attraverso molti corpi: ho sentito la mia vita dentro altri corpi. Per un solo attimo ho provato un senso di unicità e comunione con tutti gli esseri viventi ed ho capito che, pur senza viverle di persona, io stavo contemporaneamente riposandomi dopo la corsa, passeggiando sulla spiaggia, volando sopra il mare come gabbiano e muovendomi nel vento come arbusto.

Poi è intervenuta la mia mente cosciente ed ho iniziato ad elaborare questo concetto e ad immaginare di essere contemporaneamente anche in montagna … ma a questo punto l’illuminazione era già finita.

Ho voluto parlarne anche se le parole non sono in grado di esprimere le mie emozioni e comunque io credo che esperienze di questo tipo lascino un segno per chi le prova, ma siano molto meno importanti per chi le sente raccontare.
Dentro di me resta comunque il ricordo di aver visto la Vita unica ed è un ricordo reale e naturale come quello di un’esperienza vissuta.
mat

giovedì, aprile 05, 2007

Illuminazione

Un attimo
di luce,
poi l’unica visione
si spezza
in milioni di frammenti,
che nessuna pazienza
potrà mai ricostruire.
E non restano
che frammenti
di una bellezza
profonda e delicata.
Non mi restano
che frammenti di cristallo
spezzati e taglienti,
imperfetti e stupendi,
come promesse e speranze
nuovamente incompiute.

Ho avuto un'illuminazione. Sto cercando le parole per descriverla in un prossimo post. Intanto alcune cose che ho scritto molti anni fa si adattano bene a descrivere quello che è successo.

mat

lunedì, ottobre 09, 2006

Faticare senza scopo

Qui vicino c'è ancora una colonia di coltivatori che fanno crescere delle patate per nutrirsi allo scopo di avere le forze necessarie alla coltivazione delle patate.
-- Renè Daumal (La Gran Bevuta)


Sono andato a cercare questa frase in un libro letto più di vent'anni fa perchè oggi la mia vita la sento così.

mat