domenica, settembre 20, 2009

Autunno

Sono andato a fare jogging questa mattina presto. Nell'aria il profumo dell'autunno, il cielo azzurro intenso. Per terra i colori caldi delle prime foglie cadute.
Siamo abituati e non ce ne meravigliamo più, ma in realtà è stupefacente pensare come milioni di alberi, apparentemente indipendenti e non collegati, inizino tutti contemporaneamente a perdere le foglie ed a prepararsi per un altro ciclo della vita.
Si può intepretare in diversi modi: la risposta delle piante alle mutate condizioni atmosferiche, la fine del ciclo di vita delle foglie...
In realtà quello che mi stupisce è che ogni singola foglia, formata da miliardi di cellule abbia seguito un "schema" di crescita, stabilità e morte pur cambiando continuamente le cellule che la costituiscono. E' stupefacente pensare che miliardi di cellule, apparentemente "stupide" abbiano potuto agire in modo coordinato, nascendo e morendo continuamente e producendo comunque un "sistema foglia" ordinato dotato a sua volta di una vita che nasce, cresce e muore. Il tutto in armonia con le condizioni cicliche dell'intero pianeta.
E' come se ci fosse uno schema della vita che collega tra loro gli atomi, le molecole, le cellule, le foglie, gli alberi, l'atmosfera terrestre e quindi tutti tutti gli esseri viventi che la abitano. Un unico schema che evolve e si ripete nel tempo, un'unica rete della vita che si estende e permea tutti gli esseri viventi.
Non è facile esprimere questo concetto, ma proverò a ritornarci.
mat

giovedì, settembre 10, 2009

Da solo

"L'uomo deve innalzare se stesso per mezzo di se stesso. Non deve dunque degradarsi, perchè egli solo è amico di se stesso ed egli solo è nemico di se stesso."
Bhagavadgita

Sto rileggendo la Bhagavadgita: amo la poesia dell'induismo!

mercoledì, settembre 02, 2009

Felicità e attaccamento

"Desideriamo la felicità, ma ci sforziamo di ottenerla in modo così goffo e maldestro che finiamo per procurarci altro dolore. Pensiamo di dover tenere stretto ciò che farà la nostra felicità."
Sogyal Rinpoche

"Chi si lega alla gioia,
l'alata vita distrugge.
Chi bacia la gioia al suo passare,
vive nell'alba dell'eternità."
William Blake

venerdì, agosto 28, 2009

Io sono

Io sono l’acqua trasparente,
io sono il vento senza forma,
io sono l’onda dell’oceano.

Io sono l’aria fredda del mattino,
io sono il profumo del bosco,
io sono roccia e ghiaccio.

Io sono l’attimo che appare,
Io sono alba e tramonto,
Io sono primavera ed autunno.

Io sono coloro a cui ho fatto il bene,
io sono coloro a cui ho fatto il male.
Io sono il bimbo che nasce,
io sono l’uomo che muore.

Io sono il samsara,
io sono gioia e dolore,
io sono la pura vastità del vuoto.

Io sono un’illusione.
Io sono, adesso.
mat

giovedì, agosto 27, 2009

Vuoto

Ho riflettuto molto sul concetto di vuoto buddhista e forse mi sto avvicinando a comprenderlo. Il buddhismo afferma che l'esistenza indipendente di esseri viventi ed oggetti è soltanto un'illusione. In altre parole il fatto che io esista come essere indipendente e separato da altri esseri è un'illusione.

Per anni questo concetto mi è stato difficile da accettare, negli ultimi tempi invece mi sembra di comprenderlo.
Ci sono arrivato seguendo tre ragionamenti convergenti.

Il primo è che nulla di quello che esiste in forma separata (essere vivente o oggetto) può esistere in maniera autonoma: se scomparisse quello che mi circonda scomparirei anch'io. Infatti se non ci fossero il sole, la terra, il mare, gli alberi e soprattutto se non ci fosse un equilibrio tra tutti questi elementi io non potrei esistere come persona. Estendendo il ragionamento si arriva a comprendere che ogni cosa dipende tutte le altre e che io stesso dipendo da tutto l'universo.

Inoltre se non ci fosse stata una lunghissima catena di eventi indipendenti da me, io non potrei esistere. La mia esistenza dipende infatti (almeno) dall'incontro tra mio padre e mia madre, ma la loro esistenza dipende dall'incontro tra i miei nonni e, risalendo, tutto dipende dalla oscura e remota combinazione di aminoacidi che ha dato origine alla vita sulla terra, che a sua volta dipende da come si è evoluto il sistema solare ... e così via risalendo fino al big bang, che ha dato origine ad una catena di eventi che ha generato la mia esistenza.

Il terzo ragionamento è che se cerco di scoprire che cosa "sono", trovo il vuoto. Sicuramente non sono (soltanto) il mio corpo: che è un agglomerato di materia organizzata, destinata a decomporsi e trasformarsi dopo la morte, non sono (soltanto) i miei pensieri o la mia coscienza, che al momento della morte scompariranno.
Potrebbe esserci un'anima "personale", diversa da tutto questo e che continua ad esistere in qualche forma completamente diversa dopo la morte (come descritto dalle religioni teistiche). In realtà però mi riesce più facile immaginare me stesso come la manifestazione temporanea della "forza" che organizza materia, pensieri, emozioni e tutto l'universo.

Riesco infatti ad immaginare la mia vita come un'onda nell'oceano: non esiste di per sè, non è un "oggetto". Non è nulla a cui si possa attribuire un'esistenza separata: è il movimento dell'acqua.
Con il tempo ogni onda scompare ed altre onde prendono il suo posto nell'immensa danza dell'oceano. E l'oceano resterà sempre uguale, come il cielo resta sempre uguale nonostante le nuvole che lo attraversano.

Sono concetti molto difficili da esprimere a parole, forse impossibili, ma spero di aver aperto qualche spiraglio che ne permetta l'intuizione.

mat

venerdì, luglio 24, 2009

Cambiamenti

"Quando mi vidi giunto in quella parte
di mia etade ove ciascun dovrebbe
calar le vele e raccoglier le sarte,
ciò che pria mi piacëa, allor m’increbbe"
-- Dante (Divina Commedia - Inferno, canto XXVII)

Così è come mi sento in questo periodo, aggiungendo che d'altra parte apprezzo molte cose che prima non mi piacevano o non mi sembravano importanti.
Ad esempio apprezzo la dolcezza, la semplicità, la bellezza molto più di quanto non fossi in grado di fare fino a pochi anni fa.
Non credo più molto invece nella razionalità, nella freddezza, nel "dovere".
Nuove emozioni parzialmente sconosciute si fanno strada dentro di me, scoprendo nuove ricchezze e nuove profondità.
mat

Rieccomi

Rieccomi.

E' passato molto tempo, ho vissuto intensamente, sono cambiato ed ora è tornata la voglia di condividere le mie emozioni con chi avrà voglia di leggerle.

mat

martedì, aprile 14, 2009

Il viaggiatore

Mat era un bambino molto curioso. Amava passeggiare nei boschi, ma non riusciva mai a fare molta strada perchè ad ogni passo trovava qualcosa per cui valeva la pena di fermarsi: una farfalla, una radice, un sasso.
Partiva molto presto al mattino dalla sua casa per andare a scuola, ogni giorno si sforzava di camminare veloce, ma ogni giorno arrivava a scuola in ritardo.
A volte riusciva nel suo proponimento di guardare sempre diritto davanti a sé e non fermarsi mai lungo il percorso. Allora arrivava a scuola puntuale e gli sembrava un mondo diverso: le chiacchiere con i compagni in cortile, la campanella, gli scherzi. Era molto meglio di quando arrivava da solo, in silenzio e tutto rosso andava a sedersi al banco con gli occhi di tutti che lo guardavano.
Però in quei giorni una tristezza incomprensibile restava dentro di lui, come l’ombra di mille occasioni perdute.

Seduto sul bordo della strada c’era un Viaggiatore. Aveva una valigia di cuoio impolverata, una giacca ed un cappello in testa.
Mat incuriosito si avvicinò e gli chiese:
- Da dove vieni?
- Sono stato in molti posti e in molti posti devo andare. Sto cercando un posto dove valga la pena di fermarsi.
Sbadigliò.
- Perché sbadigli?
- Perché sono annoiato – rispose.
- Che cosa vuol dire?
- Vuol dire che non c’è nulla di interessante da fare qui.
- A me piacerebbe essere grande e poter viaggiare come fai tu.
- Dopo un po’ che viaggi, tutti i posti sono uguali e non c’è più nulla da vedere.
- Allora devi fermarti in un posto solo e guardarlo più attentamente. – Disse Mat, che tutti i giorni faceva lo stesso percorso da casa a scuola e tutti i giorni lo trovava interessante.

martedì, aprile 07, 2009

Gioia

"Tutta la gioia di questo mondo
deriva dal desiderare la felicità degli altri.
Tutta la sofferenza di questo mondo
deriva dal desiderare la felicità di me stesso."
Shantideva

venerdì, dicembre 14, 2007

Azioni

"Coloro i quali, comprendendo la vacuità, si basano sulle azioni ed i loro risultati, sono più che sorprendenti, più che meravigliosi. ... Emergono dal fango senza esserne macchiati, come i petali del loto."
Un commentario alla mente dell'illuminazione (Nagarjuna)

Sono stato a Milano ad ascoltare l'insegnamento del Dalai Lama su questo testo durante lo scorso week end: illuminante!

lunedì, dicembre 03, 2007

Fragilità

Nulla avrebbe più potuto essere come prima.
Ora che aveva conosciuto il dolore, la malattia, la delusione, avrebbe continuato a temerle per tutta la vita.
In fondo ad ogni gioia ci sarebbe sempre stata la consapevolezza del dolore.
La spensieratezza se n'era andata per sempre.

Da un po' di tempo sto riflettendo sulla fragilità della gioia.

mat

sabato, dicembre 01, 2007

Arrendersi

Non sopporto chi si arrende.
Chi è scontento e non fa nulla per cambiare la sua situazione.
Chi è triste e si siede, aspettando chissà quale miracolo dall'esterno.

Non mi arrabbio quasi mai, ma questo "spreco di vita" mi fa arrabbiare.

La nostra vita è solo nelle nostre mani.
Nessun miracolo potrà avvenire per renderci felici.
Nessuno cambierà la nostra vita se non lo facciamo noi.

Ed intanto ogni istante che passa non tornerà indietro e la vita scorre: sprecata, gettata come un abito usato.
E' la sola cosa preziosa che abbiamo.

mat (arrabbiato)

giovedì, novembre 29, 2007

E' tornata la neve

E' tornata la neve sulle cime.

Immagino l'aria sottile, fredda e pura
ed il sole che si leva
sopra gli alberi imbiancati.

Amo l'inverno in montagna.

mat

mercoledì, novembre 28, 2007

Conoscenza

"La conoscenza razionale è ricavata dall'esperienza che abbiamo degli oggetti e degli eventi del nostro ambiente quotidiano. Essa appartiene al campo dell'intelletto, la cui funzione è quella di discriminare, dividere, confrontare, misurare e ordinare in categorie ... per questo motivo i buddhisti definiscono relativo questo tipo di conoscenza.
La conoscenza razionale è pertanto un sistema di concetti astratti e di simboli, caratterizzata dalla struttura lineare e sequenziale tipica del nostro modo di pensare e di parlare.
...
Il mondo naturale d'altra parte è un mondo di varietà e complessità infinite, un mondo multidimensionale che non contiene nè linee rette, nè forme perfettamente regolari, nel quale le cose non avvengono in successione, ma tutte contemporaneamente.
...
E' chiaro che il nostro sistema astratto di pensiero concettuale non potrà mai descrivere o comprendere questa realtà nella sua complessità."
Il tao della fisica (Fritjof Capra)

lunedì, novembre 26, 2007

Ferite

Quando si getta un sasso in un lago, esso sconvolge la superficie.
Poi lentamente va a fondo e l’acqua torna nuovamente immobile, senza traccia di ferite.

Ma il sasso è sul fondo del lago.

mat

giovedì, novembre 22, 2007

Nebbia

"Il loto fiorisce al sole
e perde tutto quello che ha.
Non vorrebbe rimanere in fiore
nella nebbia eterna dell'inverno."

-- Il giardiniere (R. Tagore)

Gioie fragili

Gioie fragili
attraversano la mia vita.

Inafferrabili e stupende
scivolano via
preziose
nel tempo
lasciando una piccola luce
per sempre
nel mio corpo
trasparente.

mat

mercoledì, novembre 21, 2007

Sulla morte

"(Il libro tibetano dei morti) rende chiaro il fatto che tutte le divinità ed i demoni, le forze della luce e delle tenebre sono dentro di noi e che coloro che vogliono vincere il signore della morte dovranno incontrarlo e riconoscerlo in vita. Allora la morte apparirà come la rivelatrice del mistero ultimo della vita."
La via delle nuvole bianche (Lama Anagarika Govinda)

mercoledì, ottobre 10, 2007

Mare

Ho trascorso l’ultimo weekend in barca a vela tra le isole toscane.
Vento forte, mare forza 4: la barca cavalcava le onde, inclinata, veloce.
Tutto il giorno così: dal mattino presto al tramonto.
Il tramonto autunnale è stato bellissimo: colori caldi, un po’ di foschia ed il mare che a poco a poco si faceva scuro. Dentro di me sensazione di pace, come sempre al tramonto.
Poi è venuta la notte, il freddo, le stelle, il mare nero e la schiuma bianca della prua che fendeva l’acqua. Le luci della terra erano lontanissime. Il vento non calava, come ci saremmo aspettati.
Mi piace navigare di notte, il mare di notte, il senso di raccoglimento e di fragilità che dà l’essere di notte in barca a vela al largo.
Non si riusciva a dormire: la barca era troppo inclinata ed agitata.
Continuavamo a navigare veloci e dopo tante ore sembrava che tutta la vita si fosse ridotta a regolare le vele, prendere il vento e cavalcare le onde: non c’erano più altri pensieri: la terra e la vita “normale” non esistevano più.
L’alba è stata fredda, grigia dapprima, poi il sole si è levato in un cielo azzurro chiaro chiaro. Eravamo infreddoliti ed a poco a poco abbiamo iniziato a scaldarci al sole. Il vento ancora non calava.
Con la luce abbiamo visto la nostra meta, che si avvicinava a poco a poco.
Eravamo stanchi, affamati e silenziosi.
A questo punto il piacere della navigazione era diventato meno importante della meta da raggiungere: calcolavamo i tempi, la velocità.
Arrivati al porto siamo andati a dormire nelle cuccette. Un sonno agitato, frammenti di sogni e di pensieri, interrotto dai rumori del porto.
Dopo qualche ora siamo ripartiti per raggiungere una baia poco distante. Il vento era calato, il mare era calmo ed il sole scaldava. L’atmosfera era completamente diversa.
Arrivati alla baia abbiamo fatto il bagno, ci siamo asciugati al sole, recuperando energie. Come spesso mi accade dopo esperienze così intense e lunghe, avevo la sensazione di un netto distacco dal passato, come se la mia vita potesse ricominciare da quel momento.
Abbiamo poi navigato per altri due giorni, ma con meno vento ed a ritmi più tranquilli.

mat

sabato, settembre 29, 2007

Il tempo

"Il tempo su di te ... scorre ... più lentamente".

Ieri ho rivisto un amico che non vedevo dal 11 settembre 2001 e mi ha detto queste parole, solleticando il mio ego. Lui era invece purtroppo abbastanza segnato dall'età.
Ho pensato che il merito è dello sport che faccio.
Forse dell'avere sempre milioni di cose da fare: non ho tempo per sedermi, pensare a cose tristi ed invecchiare.
Ho pensato che probabilmente è un fattore genetico, anche i miei genitori hanno sempre dimostrato meno anni di quelli che effettivamente avevano.
Ho pensato che forse è anche perchè io mi sento sempre ancora provvisorio in tutto: non vedo una situazione stabile, convinzioni stabili, scelte definitive dietro le spalle ed una strada segnata per il futuro...

Poi, siccome eravamo in Friuli ed io conosco un bellissimo posto non troppo distante, in Austria per fare jogging, ci sono andato ed ho corso per un'ora sotto la pioggia: solitudine e serenità perfetta.

mat